Lo stabilimento fascista di Chioggia – Il titolare: se non ti piace, me ne frego!

Dopo un week end di relax quasi fuori dal mondo, stamattina mi son fatta un giretto sui giornali online per vedere cos’è successo nel frattempo. Non l’avessi mai fatto. Non che mi aspettassi belle notizie (anche perché good news, no news) ma ho scovato un fatto su Rep.it niente male.
In realtà molto male e capirete perché. La gente idiota purtroppo non manca mai, però immaginatevi l’idiota con i soldi. Ha sicuramente più cartucce da sparare per fare danni. Ed ecco che un fanatico fascista, nostalgico del Duce (?!) diventa il proprietario di uno stabilimento balneare in cui detta le sue regole d’altri tempi.
Siamo a “Playa Punta Canna”, 650 lettini sulla foce del Brenta, pieni di fanatici nostalgici del Ventennio con tanto di tatuaggi a tema; il paradiso per il titolare Gianni Scarpa da Mirano che più volte al giorno, munito d’immancabile bandana nera intrattiene i bagnanti con simpatici discorsi razzisti, inneggiando al regime e schifando (come lui stesso dice) la democrazia. Il bello è che i 650 lettini apprezzano le comunicazioni del padrone di casa dagli altoparlanti, appoggiandolo e dandogli manforte. Roba da film horror.


Per farvi un esempio della gentilezza e della sanità mentale che circola in questo posto, vi riporto qualche cartello trovato da Repubblica durante la sua inchiesta. A dare il benvenuto c’è la scritta nel parcheggio che la dice lunga: “Zona antidemocratica ed a regime, non rompete i c…” E già qui uno si fa l’idea della simpatia che troverà all’interno.
Procedendo sulla passerella arrivano le tanto agognate regole: ordine, pulizia, disciplina, severità. Badabam! Ma il clou arriva con: “difendere la proprietà sparando a vista ad altezza uomo, se non ti piace me ne frego!”. Personalmente sono già allibita così, anche se potrei tranquillamente continuare perché a questo sig. Scarpa l’inventiva non manca ed ovviamente, non ha molta simpatia per una serie di categorie, tra cui i non clienti, tant’è che su uno dei suoi cartelli campeggia la scritta: “servizio solo per i clienti… altrimenti manganello sui denti”. Ha fatto anche la rima, che bravo.
Ma codesto Gianni, protetto dai suoi cimeli e poster del Duce, è veramente convinto di vivere nel giusto, insieme alla gente educata che gli garba parecchio, tanto da far notare ai giornalisti la pulizia dell’area, la disciplina dei bagnanti (fra cui, fortunatamente per loro, non si contano bambini) e l’educazione di queste personcine perbene che frequentano il suo lido, dove ci tiene a rimarcare il fatto che, essendo “casa sua”, può comportarsi come gli pare e piace.


L’inchiesta di Repubblica ha smosso un po’ le acque della laguna portando finalmente Digos e polizia scientifica sul posto. Comune, questura e prefettura tutti insieme a reperire materiale audio e video su questo lido a dir poco scioccante. E intanto tutti s’interrogano su come sia possibile una vicenda del genere alle soglie del 2020 e non solo per l’esistenza di un fanatico fascista di questa portata, ma per la sua improbabile attività sul territorio e sull’assurdità del successo di questo raccapricciante lido d’altri tempi.

La Gianna

 



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