Oggi vogliamo inaugurare un nuovo filone, quello delle recensioni. Nessuno ci paga per farle, anzi, nella maggior parte dei casi paghiamo noi quindi non aspettatevi per forza grandi salamelecchi, perché se ci sarà da bastonare non avremo pietà.

Moku: il sushi nel giardino incantato

Però giusto per il primo post, vorrei iniziare con qualcosa di bello, da consigliare. Per cui apriamo in bellezza con un locale inaugurato da poco dal fascino tutto orientale, Moku. Un giardino coperto di 800 mq nel bel mezzo della Tiburtina. Se siete di zona vi sarà capitato di notare le sue grandi vetrate che fanno intravedere un’architettura spettacolare che si espande all’ interno, un’idea nata dalla mente del giovane architetto Fabio La Commara, che è riuscito a trasformare un capannone informe in un autentico giardino d’inverno e fastidiosissimi pilastri centrali in enormi alberi secolari da cui prende il nome anche il locale (Moku in giapponese significa proprio albero). Ma inutile stare qui a descriverlo, dovete vederlo. Anche perché le foto che son riuscita a scattare non sono proprio spettacolari.

Io ho avuto il piacere di essere ospite di un’inaugurazione a porte chiuse insieme a stampa e autorità varie. Cosa c’entravo con tutta quella gente importante? Praticamente niente ma essere amica di chi organizzava devo dire che ha aiutato parecchio. L’inaugurazione vera e propria, due giorni dopo, è stata un successo impressionante: 3.000 persone, Ferrari, madrine del calibro di Anna Falchi, sushi, sashimi e occhi a mandorla a gogo. Peccato che quella me la sia persa, però non è neanche giusto mangiare a scrocco ogni 3×2. Per la cronaca, se non avessi avuto un altro impegno devo dire che ci sarei tornata volentieri anche 2 giorni dopo.

Fra l’altro, detto da una che mangia poco pesce e mai crudo penso che i complimenti valgano doppio. Certo non so cos’ abbia potuto pensare la signora Marisa, la titolare, cinesissima nonostante il nome da romanaccia. Ovviamente ne avrà uno vero impronunciabile per cui tutti la chiamano Marisa. Una raffinata donna dagli occhi a mandorla che ci ha accolto con grandi sorrisi. Sorrisi che devono essersi un po’ spenti quando ha notato che io ed il mio ragazzo pesce crudo non ne mangiamo neanche se ce lo somministrano con una flebo. Però devo dire che nonostante tutto, lei ed il suo staff si sono prodigati per servirci un menù un po’ diverso dagli altri in cui abbondavano riso, pollo, manzo e gamberi fritti in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi. Vassoiate di spaghetti di riso, di soia, nigiri vegetariani e chi più ne ha più ne metta. E quando abbiamo smesso di mangiare sventolando bandiera bianca i camerieri non se ne facevano una ragione continuando a portarci la qualunque, che neanche i pranzi di Natale dalla nonna che finiscono a Capodanno.

La parte più bella è stato mangiare con le bacchette o meglio impiccarsi cercando di prendere bocconi decenti riuscendo a portare in bocca un chicco di riso alla volta. Per non rimanere a digiuno appena non mi guardava nessuno io andavo di mani e chi s’è visto, s’è visto. Il problema semmai è stato essere scoperta ad infilzare un nigiri vegetariano, come se volessi ucciderlo, proprio dalla signora Marisa. Si perché noi che mangiamo strano e pure male, appena arrivati, con 800 mq di locale a disposizione, dove andiamo a sederci? Proprio davanti al bancone, spalla a spalla con la Marisa. Tant’è che la simpatica proprietaria vedendoci in difficoltà non ha potuto fare a meno di chiedere se per caso volessimo un cucchiaio o una “folchetta” e noi non abbiamo potuto fare a meno di risponderle: qualsiasi cosa che non ci faccia sembrare la versione cinese di Edward Mani di Forbice.

In tutti i modi, pur essendo un soggetto altamente intollerante all’istamina (un giorno vi racconterò come mi tocca mangiare), Moku è troppo bello per non tornarci. Ed anche se devo stare attenta a quello che mangio, ogni tanto devo rifarci un salto, per cui ho pensato: quale occasione migliore di una cena tra amiche per la Festa della Donna?!? Almeno ci son tornata con qualcuno che poteva sperimentare tutti i piatti della cucina ed infatti le mie girls non è che si siano fatte pregare, onorando la signora Marisa con la richiesta di ben 47 portate in 5 persone.

Alla fine non avevamo neanche il coraggio di presentarci in cassa per la paura di dover pagare doppio e invece, donne di poca fede, ci siamo beccate anche tanti complimenti (immeritati), un prosecco offerto ed un mazzolino di mimose. What else?

La Gianna



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