Questa rubrica, come sapete, è nata per dar voce a quelle storie di giovani imprenditori che son riusciti a mettere in atto le loro idee originali con grande impegno e tanta determinazione. Però visto che con le interviste ci ho preso gusto, ho pensato di ampliare questo spazio per parlare più in generale delle belle storie di successo, scorci di vita di persone che la popolarità l’hanno già raggiunta da tempo. Così oggi voglio raccontarvi la storia di Alberto Mandolesi, giornalista sportivo e voce storica dell’As Roma.
Se avete letto il pezzo sulla presentazione del suo ultimo libro, saprete già come l’ho conosciuto e saprete anche che non sono una grande appassionata di calcio, né tifosa della Roma (anche se vivendo da anni nella Capitale ormai simpatizzo), però ho trovato la storia di Alberto così interessante che valeva la pena di raccontarla, a prescindere dalla passione per lo sport e dal credo calcistico. Anche perché Mandolesi è talmente carismatico che risulterebbe interessante anche se parlasse di elenchi del telefono. Ormai lo conosco da quasi 5 anni e vi posso assicurare che, nonostante qui a Roma sia un’istituzione, lui continua ancora a pensarsi come un “pischello” alle prime armi, come se non avesse più di 40 anni di radio alle spalle. Un gentiluomo d’altri tempi che si sente fortunato per quello che gli ha regalato il destino perché, come dice lui: la vita è più forte di noi, la possiamo condizionare ma alla fine è lei che decide. Un po’ come tutte le donne, aggiungerei.

Ma dopo questo spot pubblicitario che neanche Mastrota con le pentole, andiamo a scoprire direttamente da Alberto com’è stata questa sua vita fortunata e perché non la cambierebbe con nessun’altra al mondo.

– Alberto, parlaci della tua vita prima della radio. Chi eri, quali erano le tue passioni e cosa volevi fare da grande?
Diciamo che fondamentalmente prima della radio ero un ragazzino. Avevo 16 anni, i capelli alla Beatles e suonavo in una di quelle che oggi chiameremmo boy band, che all’epoca erano meglio conosciuti come “complessini”.

Perché forse non tutti sanno che un’altra mia grande passione oltre al calcio è sempre stata la musica ed è per questo che al liceo, insieme ad alcuni compagni, formammo i Rainmakers, un gruppo di giovanissimi con tanto di caschetto e ciuffo, che girava di festa in festa intrattenendo con le canzoni che iniziavano ad andare di moda in quegli anni. Erano i mitici ’60, si andava ancora poco nei locali, le feste migliori si organizzavano in casa, nei soggiorni o nelle cantine, magari quando i genitori non c’erano. E noi piano piano eravamo diventati una delle band di punta del panorama romano, senza neanche avere un impresario o il manager, come diciamo ora. Comunque non avevamo né uno né l’altro eppure eravamo richiestissimi nei migliori salotti romani. E ci pagavano pure. L’avventura con i Rainmakers durò qualche anno, dai 16 ai 24-25 circa perché dopo partii militare, ma quello della band fu uno dei periodi più belli della mia vita ed una volta tornato a Roma ripresi la strada della musica, convinto che fosse il mio percorso naturale.

– Come ti ritrovasti a fare un salto dal palco alla radio?
In realtà ci fu un altro step prima della conduzione radiofonica. Lavorai in una casa discografica come promoter. Era la Cinevox della famiglia Bixio ed una delle prime promozioni che feci fu quella dei Goblin. Fortuna volle che il rock a tratti sofisticato ed a tratti strumentale, venne notato da Dario Argento che stava cercando la colonna sonora per il suo prossimo film, Profondo Rosso. Capirai che non appena i “miei” Goblin incontrarono il re dell’horror italiano per me fu subito un successone. Balzai agli onori delle cronache come uno che viene lanciato da un razzo nello spazio. Una botta di…fortuna senza precedenti.

– E io che ti avevo intervistato pensando che avresti raccontato della tua passione per il calcio dalle partite con la parrocchia al giornalismo sportivo. Invece eri uno scopritore di talenti in tutt’altro campo. Fossimo stati su Whatsapp avrei già tirato giù una serie di faccine con la mandibola cadente. Ma dopo questa carriera musicale come approdasti in radio ad occuparti di sport?
Attenta che potrei farti cadere di nuovo la mandibola. Arrivai in radio proprio grazie ad un cantante, uno dei più famosi dell’epoca e forse non tutti sanno che negli anni ’70 fondò una radio privata. Sto parlando di Claudio Villa, il reuccio della canzone italiana, che nel 1976 aveva creato insieme al figlio Radio Lazio. Ovviamente non parlava della squadra se no non mi avrebbero neanche interpellato, il nome stava per richiamare la regione. Fu in quell’occasione che incominciai a parlare di calcio, un’altra delle mie grandi passioni. Ancora adesso gioco di frequente con gli amici e mia moglie dice sempre che in realtà non mi sento telecronista quanto “calciatore”. E poi effettivamente non ha tutti i torti, quando abbiamo una finale di calcetto mi preparo che neanche dovessi giocare la Champions League (ridiamo).

– Immagino che sarà stato fantastico seguire i tuoi beniamini nelle partite, negli allenamenti e nelle trasferte quando diventasti un telecronista conosciuto nel settore.
Eccezionale, non poteva capitarmi di meglio. Nella radio di Claudio Villa venni notato dall’editore di RDS che mi propose subito un contratto. Cambiai lavoro e stravolsi totalmente la mia vita per 16 anni. Un’esperienza bellissima che si concluse quando RDS diventò un network che non poteva più concentrare la sua programmazione solo sulla dimensione romana. Allora ebbi l’occasione di lavorare a Talk Radio con Michele Plastino. Peccato che le frequenze di questa nuova emittente si scontrassero con quelle della Radio Vaticana. Capirai che l’alternanza fra le telecronache della AS Roma ed il rosario non era proprio quanto di meglio potessero aspettarsi gli sponsor. E fu così che approdai nell’emittente in cui sono ancora adesso, Centro Suono Sport, in cui ho continuato ad occuparmi della mia squadra del cuore.

– Abbiamo conosciuto il Mandolesi musicista, la versione discografico di successo, l’inarrestabile calciatore e l’appassionato telecronista. Manca qualcuno all’appello? Che ci dici del Mandolesi scrittore? Anche se credi di non esserlo, hai appena pubblicato il tuo 5° libro, Roma ’80 per la NED Edizioni.
Esatto. E ci tengo a ribadire che non mi sono mai sentito uno scrittore, però è un’attività che mi è sempre piaciuta. Poi tanti anni di carriera alle spalle, una marea di calciatori e allenatori con cui ho avuto il piacere di avere a che fare, non potevano che portarmi a conoscere così tante storie da raccontare che ogni tanto qualche editore ha pensato bene di venire a chiedermi se avessi voglia di pubblicare qualcosa. L’ultimo è stato Pier Paolo Mocci che ha voluto assolutamente che scrivessi questo libro, Roma ’80, per raccontare i mitici anni ruggenti in cui giornalisti e calciatori condividevano tutto, dai pullman per le trasferte ai pasti in hotel, fino agli scherzi negli spogliatoi e… quelli involontari, per esempio, come la volta in cui lasciai a piedi Falcao sull’autostrada.

E qui ridiamo entrambi perché la storia del “regista” della Roma appena arrivato in Italia dal Brasile l’ho sentita anch’io nella prima presentazione del libro di cui racconto in un altro post su questo blog. Ma sono veramente tanti gli episodi racchiusi in quest’ultimo lavoro di Mandolesi che andrebbero letti anche se non si è tifosi della Magica. Perché Roma ’80 racconta un’epoca di calcio pulito, racconta il lato umano di personaggi come Giannini, Ancelotti e Bruno Conti. Ci fa scoprire che c’è stata un’epoca in cui i calciatori non stavano in un olimpo lontano quanto i loro ingaggi stratosferici. C’erano delle persone dentro quelle maglie e quei calzoncini ed Alberto con questo libro è come se ci portasse a cena insieme a loro. Ed è proprio questo il bello.


La Gianna



Commenti su “Intervista ad Alberto Mandolesi – La Radio, la Roma ed altre passioni”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Related Posts

Interview

Intervista a Marcelo Fuentes – Il tronista imprenditore

Chi non ricorda il fascino latino di Marcelo Fuentes, uno dei tronisti più discussi di Uomini e Donne? E non fate finta di non aver mai visto la trasmissione che se la De Filippi colleziona Read more...

Blog

Intervista al creatore di Paleocomplex

Come sapete questa nuova rubrica delle Interviste è dedicata a persone “comuni” che hanno fatto qualcosa di particolare, a quelle storie di successo da cui possiamo prendere spunto per osare un po’ di più, per Read more...

Interview

Intervista al regista Lucio Pellegrini

Dopo un buon mesetto di assenza, finalmente riprendiamo con la rubrica delle interviste e lo facciamo alla grande, con il regista italiano Lucio Pellegrini. Lo so, i non addetti ai lavori è difficile che ricordino Read more...