Dopo un buon mesetto di assenza, finalmente riprendiamo con la rubrica delle interviste e lo facciamo alla grande, con il regista italiano Lucio Pellegrini. Lo so, i non addetti ai lavori è difficile che ricordino i nomi dei registi, quel che resta in mente sono i loro prodotti, i film, le fiction e Pellegrini ne ha un lungo elenco ma sono sicura che basterà dirvi Tutto può succedere o La vita facile (con Accorsi e Favino) per capire subito di chi stiamo parlando.
Ma prima di svelarvi qualcosa in più su di lui, voglio raccontarvi come sono arrivata a conoscerlo, perché anche i retroscena a volte nascondono belle storie. Come questa, fatta di affinità e casualità, ambientata in una Roma incandescente, in un giorno qualsiasi di Luglio.

Alcune persone con cui stavo collaborando mi chiesero di andare al loro posto ad una conferenza organizzata in un bellissimo palazzo al centro della Capitale. L’incontro, che aveva radunato editori da tutta Italia, non fu per niente utile agli scopi di chi mi aveva mandata lì, a me molto di più. Questo perché mi capitò di conoscere una persona molto carina e simpatica che si rivelò anche un soggetto interessante per le mie interviste. La storia di Valentina ve la racconterò sicuramente in un’altra occasione, ma è stata proprio lei il gancio per arrivare a Lucio, perché da una lunga chiacchierata dal centro fino a Villa Borghese vennero fuori tanti argomenti, affinità e passioni comuni, fra cui quella per il cinema. Venne fuori la sua amicizia con un noto regista e, dopo qualche settimana, quando credevo che la cosa fosse passata in cavalleria, Valentina mi scrisse che Lucio Pellegrini era disposto a rilasciare una piccola intervista per il blog.

Da quando ho ricevuto il numero di Pellegrini al giorno della mia chiacchierata con lui sono passate altre settimane, essendo entrambi super impegnati. Lui era sul set di un nuovo progetto per Sky ma fra una ripresa e l’altra siamo riusciti a sentirci per realizzare quest’intervista breve ma intensa che spero sia solo un preludio di altri incontri e chiacchierate perché Lucio è una persona squisita, di una gentilezza rara che non si trova spesso nel suo ambiente. Umile e determinato solo come le grandi persone che forse neanche sanno di esserlo.
Ma ora conosciamolo meglio in questa piccola intervista che spero possa avere un seguito, magari da uno dei suoi set. Hai visto mai?!

– Quando intervisto qualcuno con una storia di successo, la domanda è d’obbligo: cosa volevi fare da grande?

Forse esattamente quello che faccio. Il mio interesse per il cinema parte fin da quando ero ragazzino ed abitavo in un paesino in provincia di Asti. Mi piaceva soprattutto scrivere, era quella la mia priorità, ma le storie che potevano essere trasferite su pellicola mi davano più soddisfazione perché avevo modo di raccontare qualcosa a 360°, nella maniera più completa.
Peccato che ad un certo punto provai quasi ad auto-boicottarmi, tanto che all’università scelsi Economia e finì anche per laurearmi in quella materia.
Probabilmente la scelta fu dettata dal fatto che non avevo nessuno in famiglia che si occupasse di spettacolo quindi sembrava quasi che dovessi scegliere una strada più “normale”, però devo dire che alla fine dei conti ora penso che quella laurea mi sia servita ad ampliare le vedute, ad allargare lo sguardo verso sistemi che non avrei mai conosciuto e che dopo son serviti per scrivere e dirigere con più consapevolezza.


– Quindi il tuo non è stato un percorso standard fatto di scuole di regia, stage in produzione… Insomma eri uno di quei ragazzini alla Dawson (di Dawson’s Creek) che girava con una telecamera in mano importunando parenti ed amici per coinvolgerli in improbabili cortometraggi sperimentali?

Non proprio. Mi sono avvicinato a questo mondo attraverso la scrittura, con corsi di sceneggiatura e prove su carta più che telecamera alla mano. Ho iniziato per caso, in maniera del tutto originale: scrivendo testi per comici.
Alla regia ci sono arrivato molto più tardi, inizialmente ero un autore televisivo; collaboravo con Rai, Mediaset, Mtv… Fu in quell’ambito che, nei primi anni ’90, conobbi un capostruttura di Mediaset, Gregorio Paolini che mi propose uno stage che, poi, mi traghettò verso il mondo dello spettacolo a tutto tondo.
Però c’è da dire che quelli erano anni in cui c’era grande ricerca di scrittori, soprattutto in tv, per cui era più semplice inserirsi nel settore entrando con collaborazioni a titolo gratuito che poi si trasformavano nel tempo in qualcosa di più serio.

– Ora che ci penso effettivamente il tuo esordio al cinema è stato proprio con due comici poi diventati famosissimi, Luca e Paolo. Son stati loro a traghettarti in questa nuova dimensione?

Diciamo che ci siamo traghettati a vicenda. Avevo già lavorato con Luca e Paolo scrivendo testi per i loro sketches televisivi e quando stavamo ideando il soggetto di E allora mambo! Mi vennero subito in mente loro due. Ma prima di arrivare a quella pellicola, la prima firmata da me, dovetti aspettare la fine degli anni ’90 e nel frattempo da Milano mi ero trasferito a Roma, nella patria del cinema, dove speravo fosse più semplice arrivare ad un prodotto finito dopo prove su prove di sceneggiature o riprese che non erano mai arrivate al montaggio. 
Diciamo che per certi versi poteva sembrare più facile entrare “nel giro” dello spettacolo perché rispetto ad ora c’era molta meno concorrenza, però c’è da dire che allora mancavano le occasioni, meno scuole, meno festival, meno punti d’incontro per “addetti ai lavori”.

– Anche nel film successivo, Tandem, ritroviamo i due comici Luca e Paolo. Poi successivamente pellicole e serie televisive di successo, da I Liceali fino a Tutto può succedere, passando per Benvenuti a tavola. Prodotti diversi accomunati da uno stesso sguardo e da un amore per la commedia che traspare dai tuoi lavori. Ma tu cosa preferisci guardare al cinema ed in tv?

Sono da sempre un grande appassionato di dialoghi, mi piacciono i personaggi complessi, rotondi, fatti di mille sfaccettature. E poi adoro la commedia anglosassone, le battute brillanti… si, sono un appassionato di questo genere, devo ammetterlo, però m’impegno per mettere in quello che faccio uno sguardo tutto mio che probabilmente mi caratterizza.

– Ora capisco perché mi son sempre piaciuti i tuoi prodotti, che siano televisivi o cinematografici, abbiamo gusti molto simili… A proposito di quello che mi piace, quando iniziano le riprese di Tutto può succedere 3?

Sono già iniziate ma io non ho ancora girato nulla, firmerò solo le ultime puntate della stagione. Che probabilmente saranno proprio le ultime della serie…

– Nooo, tragedy! Dopo aver saputo che una delle mie serie italiane preferite finirà, concludiamo con una buona notizia, please! Quest’estate quando ci sentivamo per organizzare quest’intervista eri perennemente impegnato su un set. Se non era TPS3, cosa stavi girando?

Una nuova serie, molto diversa dalle precedenti. Intanto è un prodotto per Sky, poi viene dalla penna di un celebre scrittore, Niccolò Ammaniti e si discosta un po’ dal mio solito per i toni ed i mondi raccontati. Questa serie è la mia nuova sfida, qualcosa di differente che ha poco in comune con le fiction precedenti, forse giusto lo sguardo, perché è sempre il mio per cui un filo conduttore ci sarà comunque. Per ora vi anticipo che s’intitola Il Miracolo ed andrà in onda su Sky Atlantic nel 2018.

Avrei voluto chiedere a Lucio qualche consiglio per chi vuole intraprendere la sua strada, qualche storiella divertente da set, un ricordo, una nuova idea… Sono tante le domande rimaste in sospeso perché la nostra telefonata è stata interrotta 2-3 volte dai suoi bimbi dal momento che mentre parlavamo era sabato ed i bambini il sabato vogliono giocare col loro papà, non vogliono che una rompiscatole lo tenga al telefono con inutili conversazioni. E mi sembra anche giusto. Però tutte quelle domande (e tante altre che non vi dico), mi sono rimaste sulla punta della lingua, per cui appena possibile cercherò di incontrare Lucio di persona e magari anche la sua bella moglie, Camilla Filippi, visto che è una delle mie attrici preferite.
E magari ci scappa anche un’intervista doppia. Hai visto mai…

LA GIANNA



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