Oggi vogliamo portarvi a fare un giro in un’altra bella regione italiana tutta da scoprire, la Toscana. Più precisamente stavolta andiamo all’Argentario, posto molto noto per le vacanze Vip, ma vi assicuro che potete andarci anche se non avete all’attivo un film al Festival di Venezia.

Soprattutto la zona non è bella solo in piena estate, tant’è che noi ci siamo andati durante un ponte lungo a primavera e non potendo fare le attività estive nelle bellissime marine, abbiamo deciso di testare tutti i ristorantini della zona per quello che è diventato un tour eno-gastronomico di tutto rispetto. Perché il bello dell’Argentario è che puoi mangiare dell’ottimo pesce ma anche buonissima carne di cinghiale, arrosti e compagnia danzante, accompagnati dal celebre vino toscano.

L’allegra brigata è sempre quella della Sardegna, abbiamo un gruppo whastapp che cambia nome in base alla destinazione del prossimo viaggio; in quell’occasione si chiamava Road to Ortobello, visto che ad alcuni di noi piaceva anagrammare Orbetello invece di scriverlo come si deve. Ogni tanto qualcuno si fa prendere la mano ed i primi di agosto linka già le offerte per Capodanno sulla neve, ma questa è tutta un’altra storia che vi racconteremo se mai riusciremo ad andarci.

Ovviamente, ormai lo sapete che sono una fanatica degli hotel, quindi l’organizzazione del nostro viaggio parte sempre dall’alloggio che dev’essere quanto meno decente. Ed anche stavolta ci è capitato di cascare in piedi con il Park Hotel Residence a due passi dal centro di Orbetello. Da fuori non gli si darebbe una lira, ma l’interno era stato ristrutturato giusto qualche mese prima, per cui le camere erano completamente nuove, pulite ed arredate in stile moderno. Personale molto cordiale ed ottima colazione. Praticamente un’altra botta di… fortuna direte voi. Sicuramente, ma anche settimane di studio su tutti i portali di booking online.

Il primo giorno abbiamo visitato Porto Santo Stefano, ad una decina di chilometri da Orbetello, dove vi consiglio di fare un giro sul Lungomare dei Navigatori da cui potete ammirare il bellissimo golfo dell’Argentario. Lì c’è il cantiere navale in cui i maestri d’ascia della zona rimettono a nuovo degli autentici gioielli di mare ed il porto in cui potrete fare i selfie d’ordinanza con gli yacht di gente più fortunata.

Dopo aver percorso tutto il lungomare inizierà a farsi sentire la fame e potrete fermarvi in uno dei millemila bar e ristoranti del posto dove, se sarete fortunati, potrete assaggiare dell’ottimo pesce locale. Noi abbiamo provato a fare una scelta ponderata ma dopo aver battuto la zona dei locali in lungo e in largo, vinti dalla fame abbiamo scelto un posto a caso che poi si è rivelato azzeccato, Lo Sfizio, con i tavolini proprio di fronte al mare. Io ed il mio ragazzo abbiamo scelto il nostro fantasiosissimo menù che nei ristoranti di pesce prevede pasta con le vongole e frittura di pesce, ma per la gente “normale” la scelta era vasta ed i piatti veramente ottimi. A cominciare dalla frittura di cui ci siamo auto-proclamati grandi esperti, avendola mangiata praticamente ovunque. Quella de Lo Sfizio era una delle migliori: croccante, non unta e talmente leggera che sembrava quasi salutare. Con gli antipasti hanno portato anche una salsina fatta in casa con senape, maionese e curcuma che diventa una droga e se ci immergete i gamberi fritti è la morte sua e pure la vostra. In tutti i modi il proprietario è stato anche così gentile da offrirci il limoncello portandoci direttamente la bottiglia al tavolo, quindi direi che questa recensione se la merita, anche se probabilmente non lo saprà mai.

Dopo pranzo ci siamo avventurati sugli scogli, aprendo il festival delle foto idiote che vi risparmio. In tutti i modi ho scoperto dopo che a Porto Santo Stefano c’è anche un bellissimo Acquario da visitare, cosa che noi non abbiamo fatto dal momento che ne ignoravamo l’esistenza.

Comunque sia, se andate all’Argentario una capatina all’ Isola del Giglio non può mancare. Non per fare del turismo macabro (come quelli che andavano a vedere la nave rovesciata) ma perché il posto secondo me merita; è tutto così antico e suggestivo. Ovviamente si va con il traghetto che parte da Porto Santo Stefano e per la prima volta abbiamo evitato di portarci la macchina, sia perché sull’aliscafo perché credevamo che l’isola si girasse tranquillamente a piedi. Oddio, proprio a piedi no. Vi consiglio vivamente di utilizzare i bus visto che è tutto un salire e scendere. E comunque anche qui, come ad Ischia, stradine piccole, a strapiombo sul mare ed autisti che si arrampicano troppo speditamente, almeno per la sottoscritta. Ho fatto un quarto d’ora di viaggio in piedi, guardando sempre dal lato della roccia e pregando tutti i santi conosciuti. Ma a parte questo, una volta arrivati nella parte superiore della città è stato tutto un tripudio di bellissimi vicoli e vicoletti e poi una vista impagabile che valeva veramente la pena.

Peccato che non ricordo dove ci siamo fermati a mangiare. Forse da nessuna parte in realtà, perché era tutto pieno, per cui ho vaghi ricordi di un aperitivo prolungato in un bar nella piazzetta e poi la pioggia. Ebbene si, ad un certo punto, ritornati al porto ben 2 ore prima dell’imbarco (avevamo già prenotato il ritorno) inizia a piovere e noi, i soliti quattro, eravamo indecisi sul da farsi e cercavamo una soluzione per non beccarci l’acquazzone. Essendo tutti localini all’aperto, bar e gelaterie, abbiamo optato per comprare un mazzo di carte e sederci nell’unico posto con grandi ombrelloni, continuando ad ordinare di tutto pur di consumare qualcosa e non farci cacciare. Praticamente un pomeriggio da allegri pensionati in trasferta. Ma per fortuna che siamo abbastanza scemi da divertirci con poco.

L’ultima sera destinazione Capalbio, un bel paesino rinascimentale sul cocuzzolo di una collina. Un tripudio di vicoletti antichi, molto suggestivo il giro sulle mura della città vecchia di sera. Ed ottima carne arrosto cotta nel camino del Ristorante La Porta, un localino accogliente che si trova proprio all’ingresso delle mura e che propone un menù tipico della Maremma, con funghi e cinghiale che la fanno da padroni.

Purtroppo non ricordo molto altro di quel weekend lungo troppo corto, però i miei compagni di avventura mi hanno riportato alla mente la gita a Tarquinia fatta al ritorno. Si, perché a noi proprio non piace tornare a Roma senza tappe intermedie, così stavolta ci siamo fermati a visitare la Necropoli Etrusca. Un bel salto nella storia che vi consiglio di fare se vi trovate in zona. La collina di Monterozzi su cui nasce la “città dei morti” è molto estesa ed ospita centinaia di tombe, anche aristocratiche, molte delle quali impreziosite da bellissimi dipinti. Se non siete grandi esperti di storia ed arte, però, meglio una visita guidata altrimenti potrebbe sembrarvi un 2 Novembre inutilmente anticipato.

Per non farci mancare nulla, ovviamente tappa culinaria anche qui. Per fortuna ho l’abitudine di fare spesso recensioni su Trip Advisor, altrimenti non mi sarei mai ricordata in che locale abbiamo mangiato, anche perché ad un certo punto, colti dal diluvio siamo entrati in una porta a caso che fortunatamente si è rivelato un ristorante ed anche buono, il Cavaliere Nero, in pieno centro di Tarquinia. Era tutto pieno, giusto un tavolo da 4 che aspettava proprio noi. La fame ha ordinato da sola un antipasto che è arrivato su un pezzo di legno gigantesco, zeppo di salumi, formaggi, fritti, verdure… Alla fine del ciocco eravamo quasi sazi ma avevamo ordinato tutti il primo per cui ci è toccato fare uno sforzo per ingurgitare cappellacci, strozzapreti e quant’altro.

Alla fine della fiera, questo ponte del 25 Aprile è diventata una scusa per mangiare e bere qualunque cosa fra Lazio e Toscana quindi, secondo un attentissimo studio di marketing, possiamo dire che il nostro è stato un tour eno-gastronomico di tutto rispetto.

 La Gianna



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