Non ti preparano mai abbastanza. Tutti parlano di safari, di Africa e di animali, ma non ci arrivi mai preparato. Soprattutto nei parchi della Tanzania, così pieni di vita e di rumori. Te lo raccontano quando tornano dai viaggi, te lo ricorda la letteratura, da Hemingway alla Blixen, lo vedi nei documentari della National Geographic, ma non sei mai abbastanza preparato.


Ti ritrovi così con gli occhi spalancati a guardare un gruppo di gazzelle di Thompson che brucano l’erba gialla, ignorando nel modo più completo i lamenti della Land Rover, mentre una coppia di elefanti tortura il tronco di un’acacia spinosa. Rimani meravigliato dai numerosi grandi coni di terra lungo la strada, prodotto del duro lavoro di migliaia di termiti. Sono scorci completamente diversi da quelli a cui siamo abituati. La solitudine, il silenzio non appartengono più alla nostra vita frenetica.
In Tanzania tutto rallenta e si ferma. I ritmi sono quelli degli animali e l’unico movimento è quello del fuoristrada che ti porta a zonzo in spazi infiniti e incredibili. Per alcuni giorni il 4×4 è l’unico mezzo di trasporto, l’unico collegamento con la modernità, viaggia a passo lento dove tutto ha inizio, dove la natura ti umilia e ti stupisce per tanta imponenza, per la quale non se mai abbastanza preparato.
E di bocche aperte ne ho viste molte e ogni giorno uno spettacolo nuovo. La partenza è all’alba, dopo una ricca colazione, nel freddo del mattino che ti costringe a coprirti come non immagineresti di fare in Africa. Gli occhi si abituano presto all’alba e cominci a vedere animali e panorami. E non ti basta mai, perché dietro ogni albero, ogni anfratto, ogni collina c’è qualcosa di nuovo, qualcosa di ancora non visto. E l’emozione sale come l’ansia e l’angoscia nelle scene di caccia, nella rassegnazione del rispetto del corso della natura che vuole una vittima e un carnefice ogni giorno. Anche per questo naturale percorso non sei preparato. Ti serve tempo per sentirti sia coinvolto nel dolore dell’animale ucciso ma anche consapevole delle necessità fisiologiche del predatore.


E la paura? C’è paura soprattutto di sera, quando i grandi felini camminano silenziosi in cerca di cibo. C’è quando da lontano senti il forte ruggito del re della savana, inquietante rombo che si sovrappone al frinire delle cicale. E’ una paura nuova per noi, non è spiegabile. E’ un panico atavico: solo qui provi il senso di orrore per la concreta fattibilità di essere divorato. Fai parte della catena alimentare in questo posto magico, dove tutti siamo uguali e piccoli, anello debole e finale di un ecosistema delicatissimo. E niente ti può preparare a questo sgomento: lo provi quando senti, quando vedi.
Solo i lodge, con il lusso inglese, i tramonti intorno al fuoco e le albe attraverso i veli delle zanzariere con una tazza fumante di caffè in mano, rendono meno violenta la forza selvaggia di questa natura. Qui ti senti al sicuro, dietro la schiena di ranger armati che vegliano sulle tende di notte. Chiamarle tende è davvero riduttivo: sono stanze lussuose con bagno privato e mobili etnici celate da una enorme copertura color militare. Ed è solo tessuto quello che ti separa dal selvaggio. Di notte suoni e rumori assumono a volte risvolti sinistri, in altri è musica, musica africana senza tamburi, illuminata da un tripudio di stelle. A quell’arco in cielo cosparso di punti di luce infiniti, così vicini da poterli quasi toccare, non sei preparato. Te lo dicono che il cielo è più vicino e più luminoso in Africa, ma non puoi immaginare quanto, fino a quando non ti ritrovi a guardare stravolto verso l’alto la maestosità dell’universo.


E si comincia con il Serengeti, una delle riserve naturalistiche più importanti del mondo, famoso soprattutto per l’annuale migrazione di milioni di gnu. Un fiume grigio che scavalca savane e fiumi, tra polvere e insetti. La riserva ospita leoni, leopardi, ghepardi, rinoceronti, tutti gli erbivori e i loro predatori, compreso il quasi estinto licaone. Pochi giorni in questo parco sono appena sufficienti per prendere le misure a questo mondo e imparare e dimenticare il nome di una quantità di animali di cui non si sospettava neppure l’esistenza. Niente è mai uguale, ogni giorno, ogni ora una scena diversa, un nuovo spettacolo con finali diversi.
Il Serengeti è un tuffo nella realtà cruda della natura, dove il leone, il più delle volte, si fa sfuggire la preda, i giovani maschi di giraffa fanno sesso tra loro, gli elefanti rivelano la loro forza devastante capace di desertificare intere regioni e dove l’odore delle carogne coperte di avvoltoi ti si attacca ai vestiti.

Il parco Tarangire si trova sulla strada che collega Arusha con Dodoma. E’ famoso per i maestosi baobab, un grande esercito di bianchi soldati massicci con le braccia rivolte al cielo per ringraziare Dio di tanta bellezza. Si uniscono al silenzioso coro moltissimi elefanti perché il parco ne vanta una straordinaria concentrazione. Un coro silenzioso: ed è questa una delle principali caratteristiche di questo luogo. Si ha la sensazione di essere completamente da soli: è il silenzio a farla da padrone. Non siamo abituati al silenzio assoluto: le orecchie cercano suoni, anche solo il soffio del vento. Non siamo preparati a suono del silenzio, a questa sensazione quasi dolorosa del nulla.


Il Lake Manyara è poco distante, e qui comincia la festa. Ti ritrovi in una fitta foresta, addobbata per l’occasione da foglie nuove e rampicanti arricciati. Tra i rami festeggiano la vita gang di scimmie blu e intere famiglie di babbuini. E tutto quel correre, urlare, grattare e saltare alleggerisce la serietà della vita nella savana. La guida ci grida ripetutamente “baboon!” e ti trovi a contare i figli delle famiglie numerose, raccolti intorno alle amorevoli mamme. Il parco è un paradiso per i birdwatchers: innumerevoli specie di uccelli popolano alberi, savana e lago dove, come architetti folli, costruiscono elaborati nidi su alberi e cespugli. Qui si può girare anche di notte, assistere alla buia vita della savana per affrontare le paure da vicino, incrociando felini dal ruggito facile. Ti avvisano che il cuore batte, che il respiro si ferma davanti agli occhi luminosi di un leone nel buio ma nulla ti prepara a questa esperienza.


Come in un film fantasy appare il Ngorongoro, un cratere di circa venti chilometri di diametro, la più grande caldera ininterrotta e intatta della superficie terrestre, che ospita tutti gli ecosistemi della savana e una concentrazione di animali selvatici unica al mondo. L’orlo del cratere si alza per 700 metri sopra il livello della caldera, occupata in parte da un lago salato di Magadi. La bellezza del paesaggio ripaga al di là delle previsioni e dei sogni. Si arriva dall’alto, e si scende nella nebbia su strade sterrate. Le aspettative sono alte e la sensazione è quella di accedere in un regno incantato dove creature di fiaba aspettano il tuo arrivo. E l’arrivo c’è in questa valle immensa con un numero incredibile di pacifici erbivori. Gruppi giganteschi di zebre si spostano lenti sotto l’occhio tranquillo di qualche leone sazio di tanta abbondanza di cibo.

L’incontro con i Maasai incuriosisce: al Ngorongoro viene riconosciuto a loro il diritto di risiedere nel territorio e di spostarsi liberamente. I Maasai sono cambiati, si sono adeguati alle novità. I loro villaggi sono pronti ad attirare turisti in visita in cambio di un po’ di denaro esibendosi in brevi spettacoli di canti e danze o vendendo bracciali, collane o piccoli manufatti artigianali.


Vieni in Africa per i big five e qui ci sono tutti, elefante, leone, leopardo, bufalo e rinoceronte. E soprattutto quest’ultimo, che qui vedi da vicino, vaga ignaro di tanto protagonismo, per una volta circondato da cacciatori di immagini senza fucili e non da bracconieri attirati dal suo bianco corno.
E quando pensi di essere preparato a tutto arrivi al Selous. Qui nulla è stato modificato, è tutto com’era e l’uomo non ha ancora contaminato questo ancestrale fazzoletto di terra. Qui non è riuscito a farlo assomigliare al resto del mondo, a renderlo più vicino alle proprie aspettative.
I campi sono pochi, tutto si svolge con meno ordine, al limite della pericolosità ma senza un vero pericolo, con angeli custodi eccezionali, le guide instancabili del parco. Qui si trovano gli amanti sinceri della natura cruda e senza troppi artifizi. Qui ti puoi sgranchire le gambe e camminare: nessuno ti prepara ad una camminata tra le zebre, sfidando la fame dei carnivori o i fragili stati d’animo degli elefanti. E’ una sensazione pulsante quella di entrare a piedi nella vita della savana. I sensi si intensificano, si affilano per percepire rumori, contorni e odori. A piedi ti rendi conto di quante altre creature piccole vivono, si spostano e si riproducono, dagli insetti ai piccoli mammiferi. E un senso di pace ti pervade in armonia con la natura, con la vita. E neanche a questo sei preparato.


Ti rendi conto di essere preparato a tutte queste emozioni solo quando devi rientrare in Italia, quando vedi da lontano il Kilimangiaro ricoperto di neve e capisci quanto grande è la Tanzania in svariate dimensioni. Il mal d’Africa esiste, e ti colpisce già in aereo quando sei consapevole di lasciare la magnificenza della natura in mano ad altre persone, sperando che siano coscienti dell’immenso valore e dell’estrema fragilità. Per giorni la sogno, sogno gli spazi immensi e i silenzi rotti dal ruggito di un leone affamato.
Ma non posso preparare nessuno a quanto succede in Africa. Potrei parlarne ancora per ore ma non servirebbe a dare un’idea concreta di ciò che è in realtà. Bisogna andare e provare.

Paola

www.partyepartenze.it


Paola

Mi chiamo Paola ed ho un’età indefinita compresa tra i 20 ed i 51 anni (già compiuti): quando viaggio sono curiosa come un bambino, entusiasta come un’adolescente, previdente come una donna matura.
Ho una grande passione: l’Africa. I viaggi più belli sono stati nel vecchio continente su scomodi fuoristrada ad inseguire animali. Non disdegno però il resto del mondo, ovunque, al caldo o al freddo. Non importa, basta conoscere nuove cose e vedere nuovi colori.
Viaggiare mi riempie gli occhi e il cuore. Vivo pensando a dove andò la prossima volta, sistemando le foto di dove sono appena andata. Per mantenere vivi i ricordi ho aperto un paio d’anni fa un blog, alimentato dalla voglia di raccontare le cose che ho visto e sentito. Non è un lavoro (per vivere organizzo eventi) ma si è trasformato in una grande piazza dove incontro appassionati e viaggiatori, con i quali scambio notizie ed esperienze.
Rispondo sempre di sì solo a due domande: “sei appena tornata?” e “sei in partenza?”. Per altre domande passate a trovarmi, vi aspetto qui: www.partyepartenze.it



Commenti su “Nessuno ti prepara alla Tanzania”

Flavia · Ago 29, 2017 at 2:50 pm

ho fatto solo un viaggio in africa e i 2 giorni di safari son stati un’esperienza unica.. è vero che non sei mai preparato abbastanza e la natura ti colpisce e stupisce con la sua meraviglia!!!

Martina · Ago 29, 2017 at 3:44 pm

Racconto molto bello ed emozionante. Riesce a trasmettere tutta la magnificenza della vera natura. I nostri occhi probabilmente sono troppo viziati dalla tv e dai film. Mi piacerebbe un giorno andare. Chi lo sa…

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