Oggi voglio parlarvi della Sardegna, terra bellissima, piena di sfaccettature e contraddizioni. Avevo visto centinaia di foto di posti meravigliosi che non vedevo l’ora di visitare dal vivo e poi quell’isola era l’unica Regione d’Italia in cui non avevo ancora mai messo piede per cui bisognava assolutamente rimediare. Partire si, ma dove? La Sardegna è enorme ed ognuno aveva un posto diverso da consigliarci così, da veri figli degli anni ’80, optiamo per la Costa Smeralda… sperando di trovarci anche Gerry Calà.

Come da tradizione (mia), un mesetto prima di partire inizia la spasmodica ricerca dell’hotel che deve avere assolutamente nell’ordine: belle camere, buona posizione ed ottimo prezzo. Niente di meno, direte voi. Vista l’impresa non particolarmente facile, essendo in 4, ognuno di noi ha concentrato la ricerca in un’area della costa consultando tutti i portali possibili e immaginabili, telefonando alle reception per mercanteggiare sconti o servizi aggiuntivi, fino a ché non si è palesata l’offerta dei nostri sogni: hotel Mercure, 4 stelle quasi al centro di Olbia. Ottimo prezzo, ottima posizione per l’arrivo e la partenza in traghetto. Poi scopriremo anche bellissima struttura e meravigliosa colazione continentale con qualunque cosa, dai muffin alle salsicce, dalle crostate al pane fresco col salame.

Ma prima di approdare sull’isola riavvolgiamo il nastro perché è importante sapere come ci siamo arrivati ad Olbia, che di traghetti ce ne sono tanti e poi si sa, quando si deve prendere una nave il dubbio che ci attanaglia è sempre lo stesso: macchina si o macchina no? Per quanto mi riguarda: macchina si tutta la vita. Potete portarla o affittarla, ma non vi venga in mente di girare l’isola senza un’auto. Il viaggio in traghetto costa un po’ di più, ma devo dire che l’andata con la Grimaldi Lines è stata veramente niente male (soprattutto se paragonata al ritorno di cui vi parlerò dopo). Bella nave, cabine strettine e non eccessivamente pulite ma in compenso un bel bar centrale con musica dal vivo ed un’area per lo shopping.

Approfittando dell’arrivo all’alba, il primo giorno ci siamo recati subito in quella che ci avevano indicato come una delle spiagge più belle, ma anche più complicate da raggiungere a causa della strada e della folla che inizia ad accalcarsi dalle prime ore del mattino: Calabrandinchi, la piccola Tahiti di San Teodoro. Effettivamente il percorso per raggiungerla è alquanto strano, sembra di passare nel deserto. Chilometri di dune di sabbia prima di arrivare in un parcheggio che, appena passate le 9 di mattina, diventa impraticabile per la quantità di macchine che tentano di fermarsi quanto più vicino possibile alla spiaggia. Perciò se non volete caricarvi ombrelloni, sedie, bambini e borse frigo facendo i chilometri sotto il sole, il consiglio è andarci perché ne vale la pena, ma assolutamente di mattina presto.

Altre spiagge della zona da visitare sono quella del Principe in località Cala di Volpe (Arzachena) e la Spiaggia Lu Impostu. Unica nota dolente delle località marittime più belle: parcheggi pochi, lontanissimi e scarsità di lidi attrezzati. Magari per qualcuno sarà sinonimo di purezza, di rispetto del territorio ecc ecc… Però girare 1 ora (senza esagerazione) per cercare un posto in cui fare la doccia per me è sinonimo di rottura di balle, se permettete.

Eravamo andati al mare vicino Canniggione proprio perché quella sera ci sarebbe stata la Notte Bianca. Conoscendo un buon ristorante di pesce con una suggestiva terrazza sulla spiaggia (La Vecchia Lampara), avevamo pensato bene di prenotare la cena lì per rimanere sul posto senza tornare ad Olbia. Peccato non ci fosse un lido attrezzato con una doccia calda neanche a pagarlo. E mentre stavamo optando per il bagno in una fontana, abbiamo scoperto che fortunatamente al porto erano state attrezzate delle docce per malcapitati turisti “fai da te”.

Certo che di tutta l’esperienza a Canniggione l’unica cosa che vi consiglio è il ristorante La Vecchia Lampara perché fra spiaggia anonima, servizi latitanti e Notte Bianca anomala (finita a mezzanotte) siamo rimasti con l’idea che si può dare di più.

Altra visita alquanto strana, forse la più inaspettata della vacanza, è stata quella a Porto Cervo. Non è che mi aspettassi chissà che, però non immaginavo di trovarmi in una specie di outlet stile McArthurGlen. Un paesino completamente nuovo, pieno zeppo di boutique griffate, costruite proprio come un centro commerciale all’aperto. Andando di sera ovviamente abbiamo trovato tutto chiuso, tranne una manciata di locali in cui ci siamo ammassati in mezzo ad altri gggiovani per spararci le pose su Facebook sorseggiando un drink pagato il doppio del normale. Unica attrazione: una ventina di yacht da vedere ma non toccare, con i proprietari a bordo costretti a sbrigare i fattacci loro in vetrina, osservati e fotografati da orde di turisti invidiosi (tra cui noi). Talmente deludente che continuavamo a chiedere in giro se quella fosse davvero Porto Cervo. Perfino Gerry Calà ci aveva solato, preferendo il nuovo locale di Smaila a Gallipoli.

Altro giorno, altra spiaggia ma soprattutto altro consiglio dato da amici prima della partenza. Stavolta il posto, il Phi Beach a Baia Sardinia, si rivela finalmente all’altezza delle aspettative. Un localino di tendenza completamente costruito sugli scogli a ridosso di una fortezza militare napoleonica, un Open Air Club (come si definiscono) con tanto di ristorante e bar da cui ammirare il tramonto distesi su ampi divanetti sorseggiando un drink. Certo l’unica cosa a buon prezzo è il tramonto, perché per il resto ti fanno pagare anche i respiri più profondi. Però se andate lì un’oretta prima che cali il sole e vi appollaiate sulla scogliera come dei gabbiani, foto ricordo da cartolina saranno assicurate.

Se vi trovate in zona, vi consiglio un giretto nel piccolo centro di Baia Sardinia pieno di boutique di artigianato locale (gioielli, tanti) e ristorantini di pesce niente male. Noi dopo tanto girovagare e pagine di recensioni su Trip Advisor abbiamo optato per Il Corbezzolo, un bel locale con terrazze sul golfo di Arzachena, vista suggestiva ed ottimi piatti… per chi li sa apprezzare. Salvo poi fare come il mio ragazzo che confonde la bottarga con la colatura di alici e pur sull’orlo di una crisi di nervi, continua a divorare il piatto cambiando colore ad ogni forchettata, coinvolgendo nell’ilarità generale anche il cameriere addetto al nostro tavolo che, per la cronaca, ci è rimasto accanto come una guardia svizzera cercando di non ridere troppo scompostamente.

Per il resto posso consigliarvi di guardare bene il programma degli eventi in zona per evitare di fare come noi che spesso e volentieri decidendo di andare in una direzione vedevamo file di macchine sulla carreggiata opposta e puntualmente il giorno dopo venivamo a sapere che il concerto o la festa di punta si erano svolti nella direzione contraria a quella che avevamo preso noi. Così è successo anche la sera in cui andammo a Golfo Aranci. Dopo tanta strada buia fatta solo di salite e discese, arriviamo in questo piccolo borgo sul mare convinti che ci fosse una festa, per poi scoprire che c’era già stata e l’evento della serata sarebbe stato a San Teodoro, praticamente attaccato al nostro hotel ad Olbia e nella direzione opposta. In tutti i modi il piccolo Golfo Aranci ha il suo perché ed alla fine anche qui abbiamo azzeccato un ristorantino niente male, La Capricciosa, in cui abbiamo mangiato del buon pesce ad ottimo prezzo in un ambiente molto allegro e cordiale. Ma non crediate sia stato così facile trovarlo, perché tutti gli altri locali si affacciavano sul mare e noi ovviamente non volevamo essere da meno. Però essendo turisti “No Alpitour” ed arrivando sempre all’ultimo senza prenotazione, non avevamo trovato un buco libero, tranne in un posto sul porto in cui il vento ti sventolava come una bandiera. Dopo 5 minuti passati a tenere la tovaglia per non farla planare, abbiamo deciso di spostarci verso l’altro ristorante che stava all’entrata del paese e che poi si è rivelato un ottimo “ripiego”.

Dulcis in fundo, quello che non può mancare ad una vacanza in Sardegna è un giro nell’Arcipelago della Maddalena. Un posto spettacolare quanto selvaggio. Ovviamente anche qui, portatevi la macchina altrimenti non potrete girarla in lungo e in largo.

La Maddalena credo che racchiuda in sé tutta l’essenza della Sardegna: bellezza e natura selvaggia, acque cristalline, boschi, dune e distese di sabbia spettacolari. Ogni caletta con la sua particolarità ed anche con la sua difficoltà di parcheggio, ma questa è un’altra storia. La macchina serve ma non ho detto che questo vi renderà immuni alle bestemmie di tanto in tanto, perché le strade sull’arcipelago son peggio di quelle dell’isola per cui, ad esempio, non stupitevi di strade come quella per raggiungere la Spiaggia del Relitto a Caprera: una sola corsia a senso alternato gestito da… nessuno.

La cosa più bella è che la gente la percorre comunque ma qualcuno per sicurezza scende dall’auto, si fa qualche centinaio di metri a piedi appostandosi sulla curva per essere sicuro che non venga nessuno dalla parte opposta per poi dare il segnale del via alla fila di macchine in attesa molto prima della curva. Un semaforo umano praticamente, ma per il bagno in quelle acque cristalline ne vale veramente la pena.

Immancabile foto con piedi

Per concludere devo dire che fra alti e bassi, strade scomode e panorami suggestivi, ottimo cibo e scarsi servizi, tutto sommato è stata una bella vacanza, anche perché fatta con la giusta compagnia esplorando posti nuovi e decisamente meravigliosi. Ed in quell’altalena di emozioni non poteva mancare il finale col botto: ore e ore di traghetto della compagnia Tirrenia (tenetelo bene in mente perché personalmente li odio!) passate a dormire letteralmente per terra sugli asciugamani da mare, in uno stanzone enorme, in compagnia di bambini e cani, giustamente insofferenti a quel viaggio della speranza. Alla fine del quale tutti sporchi, stanchi ed acciaccati, ci siamo accalcati su scale e pianerottoli per raggiungere prima possibile le macchine al piano terra e scappare da lì. Peccato che avendo avuto tutti la stessa identica idea e senza alcuna indicazione da parte dello staff, abbiamo intasato completamente le vie per la discesa dalla nave complicando la situazione e ritardando le operazioni di sbarco di un’altra oretta.

In tutti i modi, ricordatevi che faccio la rompipalle di professione, per cui qualche difetto devo trovarlo sempre e comunque, però la Sardegna è una terra stupenda da visitare assolutamente, meglio ancora se avete come compagni di viaggio le “persone giuste”, quelle con cui ridere delle piccole problematiche quotidiane e con cui brindare quando tutto va sorprendentemente per il verso giusto.

La Gianna



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