Pomeriggio d’inverno, una strada in mezzo al deserto giordano tra sabbia e rocce, solo qualche sparuta casa all’orizzonte.

Non importa come siamo arrivate lì, ma io, mia sorella Irene e la mia coinquilina Jen cerchiamo invano di intercettare un autobus che ci riporti ad Amman. Ma si fermano solo camion e pick up che ci offrono passaggi per località ancora più sperse.  Il pomeriggio si fa lentamente tramonto e poi crepuscolo…

Ok stop, ottima scena!

Saremmo alla fine riuscite ad arrivare ad Amman, ma non è necessario raggiungere questi livelli di follia per fare una vacanza in Giordania restando fuori dai tracciati turistici più battuti. Parola di chi, nonostante episodi di questo tipo, è sopravvissuta a quattro anni in questo paese!

Nonostante quello che i media ci spingono a pensare, la Giordania, stretta tra paesi piuttosto instabili nel cuore del Medio Oriente, è un paese tranquillo, molto sicuro e dove si troveranno facilmente persone disinteressate e disponibili come in Occidente non siamo più abituati a vedere. Certo il gap culturale, a volte, sembra enorme ma in fondo anche questo è parte dell’avventura! La Giordania ti cambia, ti ribalta le prospettive, mette sottosopra i paesaggi e ti fa vivere momenti del genere “Ti ricordi quella volta..?”.

Prima di partire, solo qualche dritta che potrebbe fare comodo anche all’esploratore più esperto.

Prima di tutto, se quel giorno io, sorella e coinquilina avessimo avuto una macchina a noleggio saremmo arrivate a casa in men che non si dica! Il trasporto pubblico in Giordania è praticamente assente e molto irregolare, quindi un mezzo proprio permette la libertà sia di tornare a casa che di esplorare tutti gli angoli più remoti.

Se proprio ci si vuole affidare agli autobus, meglio rivolgersi alla compagnia privata Jett, che almeno offre un servizio a orari fissi e discretamente comodo. In città meglio spostarsi in taxi gialli: economici (uno spostamento medio ad Amman si aggira sui 4 euro totali), presenti ovunque, affidabili.

Spostarsi a piedi è piuttosto difficile anche in città dato il traffico, le distanze e le moltissime colline di Amman!

La stagione migliore per visitare la Giordania? Sicuramente la primavera, da marzo a maggio. Poi l’autunno, infine estate e inverno. Attenzione al Ramadan, il mese di digiuno religioso per i musulmani. Si tratta di un momento di festa e condivisione davvero interessante, ma trovare tutti i ristoranti e i bar chiusi dall’alba al tramonto potrebbe causare qualche disagio ai turisti!

In tutte le stagioni è meglio ricordarsi dei costumi locali e adeguarsi almeno in parte ad essi: meglio evitare, sia per gli uomini che per le donne, pantaloncini e canottiere. Quello che sembra un limite è in realtà un modo per sentirsi più integralmente parte della società molto autentica che ci ospita.

Ultimo passo prima di partire è comprare su internet il Jordan Pass, per risparmiare notevolmente su visto d’ingresso (acquistabile all’arrivo all’aeroporto di Amman), biglietto d’ingresso a Petra e alla maggior parte dei siti archeologici del paese.

Il segreto, in tutti gli ambiti, è comunque “CHIEDERE”. Tutti saranno disponibili ad aiutarci, anche se non hanno la minima idea di cosa stiamo dicendo o della risposta alla nostra domanda. Se alla fine ringrazierete il vostro interlocutore con “Shokran” invece che “Thank you”, l’interlocutore andrà probabilmente in visibilio e vi farà i complimenti per il vostro arabo!

Risolti questi piccoli problemi possiamo dirci a buon punto e siamo pronti a partire!

  • La prima tappa merita di essere Amman, la capitale. La sua storia va indietro fino al periodo romano, di cui ancora si vedono reperti, ma la sua espansione fino all’attuale città di oltre tre milioni di abitanti è recentissima. Dopo il 1948, centinaia di migliaia di palestinesi sono arrivati in Giordania come profughi e sono loro che hanno creato Amman per come la conosciamo ora. Quartieri come Jabel Amman o Jabel al Lwebdeh sfidano la coltre di grigio della città riempiendosi di ristoranti, café, piccole gallerie d’arte, murales e centri culturali molto attivi. Consigliatissimo un pranzo a Rakwet Arab e un tè o un concerto a Jadal. E poi ovviamente una passeggiata nel caotico ma coloratissimo centro città, a soli pochi passi da Jadal, dove acquistare spezie, succhi di frutta, tessuti, abiti tradizionali, pigiamini multicolore, gadget elettronici e anche gioielli. Per una pausa dal traffico, consiglio una visita al King Hussein Garden, dove si possono visitare anche il museo dei bambini e quello delle macchine della famiglia reale.

  • Molti turisti visitano il sito archeologico di Jerash, a circa 40 km da Amman, ma pochi vanno oltre le rovine di questa antica città romana. Per i giordani, invece, Jerash è famosa soprattutto per le sue colline verdissime in primavera e comunque rilassanti durante tutto l’anno, ci vanno per fare grigliate nel fine settimana e cercare un po’ di pace. La foresta di Dibeen è un’ottima scelta: chi si aspettava di trovare una foresta in Giordania?

 

  • E proprio qui si trova la Dibeen Eco Farm House, una fattoria che offre servizio di bed & breakfast tra ulivi e prati. La casa è semplice ma molto confortevole e costruita sfruttando al meglio l’interazione con lo spazio circostante e la famiglia al Qodsy è imperdibile: cosmopolita, interessante e molto ospitale!

 

  • E poi arriva il momento di spostarsi lentamente a sud. Dopo l’immancabile tappa al Mar Morto, il mio consiglio è di spostarsi al Monte Nebo, lungo una lunga strada di tornanti estremamente panoramica. Si tratta di un luogo di pellegrinaggio cristiano che gode di una splendida vista sulla Terra Santa.

 

  • Davvero pochissimi turisti visitano la Riserva di Dana, ma per la mia anima selvaggia è questa la migliore tappa del viaggio! Si tratta di una valle, una sorta di canyon, che scende dai 1200 metri circa della cittadina di Tafila fino a sotto il livello del mare. La Riserva organizza gite ed escursioni, ma per pernottare consiglio il villaggio di Dana, poco distante. Costruito nel 1500, è stato solo ora ristrutturato e ci si trova una manciata di piccoli ostelli gestiti in massima parte da cooperative, tra cui quella che gestisce il Dana Hotel (luogo in cui, per altro, ho conosciuto il mio attuale fidanzato… Cari single, pensateci…).

 

  • Per molti Petra è l’altro grande tassello imperdibile del viaggio, ma per me Wadi Rum è ancora migliore. A Wadi Rum si può alloggiare in campi beduini letteralmente in mezzo al deserto. E’ semplice contattare un campo attraverso Booking, offrono quasi tutti servizi molto simili. Una persona verrà a prendervi al Wadi Rum village con un fuori strada vecchissimo e vi porterà fino al campo, tra dune e rocce, lontano almeno 10 km dall’ultima casa. Il tramonto e la sera sono momenti magici: per la cena tutti gli ospiti si riuniscono nella tenda principale dove si mangia e dove spesso qualcuno suona l’Oudh, uno strumento tradizionale. E poi le stelle fuori! Il giorno dopo si può partecipare a una gita in fuoristrada o in cammello nel deserto, tutti organizzati dai preparatissimi e sempre corretti beduini della zona.

 

  • Ma che vacanza sarebbe senza un bagno al mare? Aqaba, l’unico sbocco sul mare della Giordania, dà questa possibilità durante quasi tutto l’anno, grazie al suo clima mite anche in inverno. E il mare non è una mare qualsiasi, ma il Mar Rosso! Quindi da provare anche le immersioni o lo snorkeling, a prezzi ragionevoli. Opzioni per tutti i gusti e per tutte le tasche in termini di alloggio e ristorazione completano il quadro. E, ancora una volta, non perdetevi il gusto di osservare questa città di mare e la gente che la popola, così simile alla Versilia o a Rimini e allo stesso tempo così diversa!

E poi purtroppo sarà ora di imboccare la lunga Desert Highway per tornare a nord.

I miei amici che negli anni sono passati a trovarmi hanno portato a casa vari souvenir: dalla voglia di imparare l’arabo o studiarne la cultura, al proposito di viaggiare di più, a una rinnovata fiducia nel genere umano, alla sensazione di essersi messi alla prova e averla superata, a mille piccoli aneddoti divertenti, alla ricchezza che dà viaggiare, fino a una luce speciale che li ha accompagnati per settimane, se non mesi, dopo il loro ritorno.

E voi che cosa porterete a casa?


Alice

Classe 1991, nata e cresciuta in provincia di Milano, per coincidenze strane mi sono ritrovata in Giordania nel 2013 e ci sono rimasta! A trattenermi, sicuramente l’amore ma anche la curiosità verso una cultura così diversa ma così interessante. In tutto questo tempo ho studiato arabo, ho insegnato inglese ai rifugiati, ho lavorato in una piccola ONG e insegnato italiano. Mi piacciono la natura, le montagne, lo yoga, i libri, l’arte e sicuramente raccontare storie: queste ultime le trovate sul mio blog: giordaniadellemeraviglie



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